|
|
|
PADRE
A notte, nel torpor del dormiveglia, passi felpati udivo per le scale, rumori spenti che sembravan suoni mentre scrosciava fuori il temporale.
Ero mio padre che col lume in mano Girava per la casa a controllare Che le persiane fossero abbasate Che le finestre fossero serrate.
E nel passarmi accanto non scordava Di rimboccare piano le coperte Ch’io irrequieto e incauto fanciulletto Facevo scivolare giù dal letto.
Il bacio sulla fronte e la carezza Erano il segno d’un amore vero, sollievo certo per le mie paure, concilio al sonno nelle notti oscure.
Di giorno triste avevi il volto, invero, i modi bruschi, il tono assai severo,
perché era duro il tuo lavoro, padre, e forse anche…. Perché il tuo amor non seppi ricambiare.
Enrico Balla
|

