Giuramento

 

Colline dolci ricami di vigneti
ginestre d’oro fra il verde degli ulivi,
la galleria m’ingoia bocca oscura
ed ecco il sole che mi viene incontro.
La fontanella asciutta alla stazione
la scalinata che volando salivo,
gli archi gentili i soffitti a volta,
i finestroni alti i vetri rotti.
Tremante il cuore che torna alla sua casa,
e alzo gli occhi per vederti ancora,
spettinato con la camicia a quadri
la bicicletta abbandonata a terra,
i pochi libri stretti sotto il braccio.
E  scruto il muro a ricercare segni
“Ti amo ricciolina per sempre mia”
il tuo nome non c’era, non c’era il mio,
ma era un giuramento senza fine
fatto di sguardi burrascosi e schivi.
Mi tremano le gambe amore mio,
è questo forse l’ultimo viaggio
verso un passato che non passa mai.
Non corro più sulla strada di selci,
non chiamo più chi non ebbe voce,
ma siedo e attendo che si plachi l’onda
dell’erba mossa dove non v’è più terra,
ma solo odore di bosco e ciclamini.

 

Maria Lanciotti