Sono

 

 

Sono la maschera greca

Che attende l’inizio della commedia.

Sola ed afflitta, nel buio teatro,

aspetta l’attore con le sue mani,

eleganti piume, così a lungo pensate,

sognate,

agognate.

Sono la maschera greca, gelido oggetto,

e chiamo il mio attore perché, come molti,

sussurro al nulla.

Se è dato sapere

Se è dato conoscere

Il proprio ruolo

se ve n’è uno anche per me,

nella commedia.

Sono la voce che segue la musica,

la danza,

la copia,

la cerca,

ma c’è quella nota, sempre la stessa,

che, volubile, fugge.

Allora la voce, triste,

delusa,

sconfitta,

volta le spalle alla nota crudele.

Sono anche l’ombra,

quella che segue, fedele, ogni passo.

Inosservata, incompresa,

quasi nascosta

agli occhi di chi è restìo a capire

che l’ombra racchiude insensate paure

ma dietro di esse, ancor più celata,

la vera essenza coi desideri splendenti

e gl’inconfessabili sogni

del labile animo umano.

Infine son ciò che è

‘sì caro al cuore di tanti:

son la poesia, farfalla leggera

che giace dormiente

dietro lo spesso cristallo

di muto frastuono.

Io sono il leggiadro essere alato

Alla ricerca della parola

la chiave ‘sì mera e ritrosa

che i miei fogli candidi

Rifiuta d’accarezzare.

 

Ombretta Blasucci