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PARKINSON
Speiu i mae passi impedii, quande ö sû
Armando Giorgi
PARKINSON Specchio i miei passi impediti, quando il sole / non entra dalla finestra senza tendine / mentre conto le bianche piastrelle del corridoio. / Sono rannicchiato, arrabbiato che ascolta il rotolio / della seggiolina a un palmo da terra. / È lungo il percorrere delle ruote / le mani che si alzano e si abbassano / intorno come una trottola scossa / a tribolare metri d’aria in questa gabbia / dai fiori dipinti, per darmi la sensazione / di una guarigione, tra pannoloni di incontinenza. / Io sono un uomo che tesse / ragnatele di lacrime, scurite dall’AVE MARIA / recitata, ogni sera, con lingua che batte / nel mio rosario di immobilità, costretto / seduto dal mio tremolio di agitazione avvilita. / Certo, conosco l’amore che arriva / con occhi di cielo / a trovare quello che resiste di me / per rifugiarsi nelle mie braccia, angelo senza ali. / Forse mi sento ritaglio di libertà / confortato dalle tue parole, perché mai / ti sei arresa allo zimbello della mia esistenza.
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